Stop Killing Games vince la prima battaglia in California
Il dibattito sulla proprietà dei beni digitali e sulla preservazione dei videogiochi ha raggiunto una svolta storica. L’Assemblea dello Stato della California ha approvato a larga maggioranza il Protect Our Games Act (disegno di legge AB-1921), una normativa che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui i publisher gestiscono i titoli esclusivamente online a fine ciclo di vita.
Il provvedimento, che ha ottenuto 43 voti favorevoli e 16 contrari con un raro sostegno bipartisan da parte di Democratici e Repubblicani, passerà alla discussione definitiva del Senato californiano.
Che cos’è la legge AB-1921 e cosa richiede ai publisher?
Il disegno di legge, annunciato sul canale YouTube della campagna Stop Killing Games (SKG) dal deputato di San Diego Chris Ward, nasce per tutelare i consumatori dallo “spegnimento” improvviso dei server.
Se la legge dovesse superare l’ultimo scoglio al Senato, le aziende videoludiche saranno obbligate a:
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Preavvisare gli utenti prima di interrompere i servizi online necessari al funzionamento del gioco.
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Garantire la fruibilità del titolo anche dopo la chiusura dei server ufficiali attraverso tre opzioni:
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Il rilascio di una modalità di gioco offline.
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Il supporto a server gestiti direttamente dalla community.
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Una patch o soluzione alternativa valida (oppure, in alternativa, un rimborso).
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Il movimento Stop Killing Games ha iniziato la sua battaglia nel 2024, spinto dall’indignazione collettiva nata dopo la decisione di Ubisoft di chiudere definitivamente i server di The Crew, un titolo automobilistico open-world rimosso dalle librerie degli utenti a dieci anni dal lancio.
La dura replica dell’industria: “I giochi sono licenze, non proprietà”
L’opposizione al Protect Our Games Act non si è fatta attendere. L’ESA (Entertainment Software Association), l’organo che rappresenta i colossi dell’industria videoludica statunitense, si è schierata apertamente contro il disegno di legge, sollevando una questione legale e tecnica non indifferente.
Secondo l’ESA, la legge si basa su un concetto errato:
“I consumatori non ‘possiedono’ i giochi digitali con un diritto di accesso permanente. Il software moderno funziona tramite licenze d’uso, non come proprietà illimitata. I videogiochi sono ecosistemi dinamici che richiedono aggiornamenti, sistemi anti-cheat e infrastrutture di sicurezza. Nessun software al mondo è obbligato a restare attivo indefinitamente.”
La contro-risposta di Stop Killing Games
I rappresentanti di SKG hanno subito smontato le critiche dell’industria, chiarendo che la legge AB-1921 non pretende che le aziende mantengano i server attivi per sempre a proprie spese.
L’obiettivo è semplicemente un passaggio di consegne equo: quando un publisher decide di staccare la spina, deve lasciare il software in una condizione che permetta a chi ha pagato di continuare a usarlo, senza trasformare il prodotto in un costoso fermacarte digitale.
Cosa succede adesso? Dal Senato USA al Parlamento Europeo
Il mese di giugno 2026 sarà decisivo: il Senato della California esaminerà il testo per l’approvazione finale. Se il Protect Our Games Act dovesse passare nel principale hub tecnologico del mondo, si creerebbe un precedente legale clamoroso.
Nel frattempo, la battaglia per la preservazione dei videogiochi ha già superato i confini americani. Stop Killing Games ha recentemente portato la discussione all’interno del Parlamento Europeo durante un’audizione pubblica, forte di una petizione firmata da ben 1,2 milioni di cittadini europei (con firme interamente verificate).
La risposta delle istituzioni UE è stata positiva: la Commissione Europea è ora chiamata a formulare una risposta ufficiale e a valutare la presentazione di nuove proposte legislative per proteggere i videogiocatori del Vecchio Continente.




