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Il Caso Builder.ai: Usava 700 dipendenti spacciandola per AI

Nel mondo in rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, non tutto ciò che luccica è oro. Un famoso proverbio italiano potrebbe essere rivisitato in chiave moderna: “Non è tutta intelligenza artificiale quel che genera.”

Questo concetto è tragicamente esemplificato dalla storia di Builder.ai, una startup che, nonostante investimenti stellari e un’enorme risonanza mediatica, è recentemente fallita, rivelando una pratica ingannevole.

Dalle Stelle alle Stalle: L’Ascesa e la Caduta di Builder.ai

Fondata nel 2016, Builder.ai è emersa come una promessa nel settore dell’AI, attraendo finanziamenti significativi, inclusi quelli da giganti come Microsoft, per un totale di 1,5 miliardi di dollari.

L’azienda operava in diverse sedi globali, tra cui Londra, Singapore, Stati Uniti, India ed Emirati Arabi. Si presentava come una soluzione all’avanguardia per lo sviluppo di applicazioni e siti web, basandosi su una presunta rete neurale avanzata chiamata “Natasha“.

 L’Inganno Umano Dietro l’AI

Tuttavia, sotto la superficie tecnologica, si celava una realtà ben diversa. Builder.ai spacciava per automazione basata su intelligenza artificiale il lavoro di circa 700 ingegneri umani in India. Questi professionisti, e non gli algoritmi, erano il vero motore dietro i servizi offerti.

Promesse Non Mantenute: Clienti Delusi e Bug a Non Finire

Le recensioni su piattaforme come Trustpilot hanno iniziato a delineare un quadro preoccupante. Nonostante i 445 milioni di dollari ottenuti in 8 anni, l’azienda faticava a soddisfare le aspettative dei clienti, con ritardi nelle consegne che a volte raggiungevano i due anni e codici informatici pieni di bug e spesso inutilizzabili.

Simona Gherasim, fondatrice di Dish UP Online, ha testimoniato la sua frustrazione: dopo due anni dall’ingaggio, la sua app, promessa in sei mesi, rimane “instabile, piena di bug e, in molti casi, inutilizzabile.”

Il Fallimento e le Conseguenze: Inchieste e Azioni Legali

Il colpo di grazia è arrivato il 20 maggio scorso, quando i fondi di Builder.ai si sono esauriti. Alcuni finanziatori, probabilmente dopo aver scoperto l’inganno, hanno ritirato i loro investimenti, lasciando la startup in bancarotta.

I dipendenti umani, cruciali per il loro modello operativo fraudolento, sono stati licenziati. La compagnia ha cambiato CEO ed è ora sotto inchiesta negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Numerosi clienti stanno intentando cause legali e si preparano per una class action, avendo investito tempo e denaro senza ricevere i servizi promessi.

Il caso Builder.ai serve da monito nell’era dell’AI, sottolineando l’importanza di una due diligence approfondita e la cautela di fronte all’hype, per evitare di cadere negli inganni che abusano del termine “intelligenza artificiale” per mascherare pratiche obsolete o fraudolente.

Salvatore L.

Avvicinatosi al mondo videoludico grazie ad un Commodore64 alimentando in se la curiosità per il mondo Hi-Tech in particolar modo per tutto ciò che riguarda l' Hardware di un Computer. Dopo anni di collaborazioni con vari blog informatici Italiani nel 2012 apre il sito Hardware Mind.

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